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mercoledì 4 gennaio 2017

“Si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2,10)



Il 6 Gennaio la Chiesa celebra la solennità dell’Epifania del Signore. Il termine Epifania viene dal greco “ἐπιφάνεια”, che significa manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina. Infatti in questo giorno il Cristo si rende manifesto ai pagani rappresentati da tre Magi venuti dall'Oriente per adorare  Dio fatto carne. I Magi come afferma san Leone Magno rappresentano la primizia del nostro Credo : 

“E come essi dai loro forzieri presentarono al Signore i mistici doni, così dai nostri cuori presentiamo ciò che è degno di Dio. Quantunque egli infatti sia l’elargitore di tutti i beni, cerca tuttavia anche il frutto della nostra buona volontà: il regno dei cieli non è infatti per chi dorme, ma per chi fatica e veglia nella legge del Signore”.  

Non solo, i Magi dopo i pastori furono i primi ad adorare come Dio il Bambino di Betlemme. Chiaro nel Vangelo di Matteo è il riferimento alla prostrazione e all'adorazione: “si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2,10). La prostrazione e l’adorazione sono atteggiamenti tipici di chi riconosce in una persona qualcosa di trascendente, Dio stesso, ma non un Dio Totalmente Altro, quanto un Dio che si avvicina a noi tanto da entrare in noi. La parola latina che esprime l'atteggiamento dell'adorazione è ad-oratio - contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Il cristiano sperimenta questo contatto “bocca a bocca” con il Signore durante la celebrazione della S. Messa in particolare al momento della s. Comunione dove Cristo si dà nutrimento per l’anima e per il corpo. Adorazione, quindi, è riconoscere che Gesù è mio Signore, che Gesù mi mostra la via da prendere, mi fa capire che vivo bene soltanto se conosco la strada indicata da Lui, solo se seguo la via che Lui mi mostra. Quindi, adorare è dire: «Gesù, io sono tuo e ti seguo nella mia vita, non vorrei mai perdere questa amicizia, questa comunione con te». Potrei anche dire che l'adorazione nella sua essenza è un abbraccio con Gesù, nel quale gli dico: «Io sono tuo e ti prego sii anche tu sempre con me». L’adorazione ha come gesto esteriore quello di piegare le ginocchia riconoscendo che colui al quale piego le ginocchia è il mio Creatore e Signore. E’ il gesto compiuto dai Magi dinnanzi al Figlio di Maria e Giuseppe.

Purtroppo questo atteggiamento da parte dei cristiani sta scomparendo. Si assiste a spettacoli agghiaccianti, durante l’elevazione delle Specie Eucaristiche nel rito della Messa, persone che rimangono in piedi o peggio sedute, persone distratte o affaccendate a fare altro, ecc. Per non parlare dell’Adorazione Eucaristica dove il momento del silenzio e dell’adorazione e scomparso o quasi. In questa società secolarizzata si è perso l'atteggiamento di prostrazione e adorazione perché si ritiene che l' uomo sia sufficiente a se stesso e non abbia bisogno di sottomettersi a nessuno, men che meno a Dio. Durante l’omelia del Corpus Domini, dell’8 Giugno 2012 ,Papa Benedetto XVI così afferma: 

“L’adorazione eucaristica è necessaria per vivere a pieno l’Eucarestia nella Messa perché stare «in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita».
Ancora: “ Si comunica davvero con Gesù come si fa con un’altra persona: «Devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale. Quindi se manca questa dimensione che ritroviamo nell'adorazione Eucaristica, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza”. 

Benedetto XVI ha poi spiegato, ancora con due immagini, i danni che questo pensiero può recare ai fedeli

«Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe “appiattito”, e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita. Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità». Si è abbassato senza paura fino alla sua creatura e così «ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro». 
Nell'ultima cena, infatti, «Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all'interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso. Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen».

In questa solennità dell’Epifania impariamo dai santi Magi l’adorazione dovuta a Dio, non solo con l’atteggiamento interiore, fondamentale, ma anche con l’atteggiamento esteriore dell’inginocchiarsi, immagine e richiamo della preghiera del cuore.


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