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martedì 8 novembre 2016

Il catafalco e i paramenti neri, un ricordo del passato?


Il Messale di san Pio V, nella Commemorazione dei fedeli defunti e durante le cerimonie funebri, prevede l’assoluzione al tumulo eretto sopra un catafalco. Ma cos'è il catafalco e perché veniva utilizzato? L’Etimologia del termine "Catafalco" è alquanto incerta: gli esperti propendono che derivi dal latino “captare” (catturare lo sguardo) e da “palco” (luogo elevato e visibile). In sostanza il Catafalco era una “costruzione in legno” formata da una base a “tronco di piramide” rivestita solitamente di tessuto nero damascato con ricamo a rilievo di “teschi con tibie incrociate” e “clessidre alate”, simbolo per i cristiani dell’inesorabile trascorrere del tempo della dissoluzione del corpo dopo la morte. Questa base poi, di solito, era sormontata da una bara (logicamente senza salma) sul cui coperchio veniva ulteriormente innestata una sfera dorata (sempre di legno) sulla cui sommità svettava una scultura lignea a forma di “colomba con le ali aperte”. Il tutto poteva misurare in altezza mediamente sui 5 o 6 metri e in larghezza 3 o 4 metri. Quello che doveva colpire il fedele era la "verticalità" che aveva il compito di dare il senso di ascesa al cielo del defunto. Ai lati del Catafalco, come buona regola, venivano posti vari candelabri d’argento o d’ottone, ed a seconda della solennità, potevano variare da 8 a 12, intervallati da uno spazio sufficiente ad ospitare un vaso solitamente adornato di crisantemi. Veniva disposto davanti all'altare o nella navata principale della chiesa; talvolta era sostituito da un semplice drappo nero, detto coltre funebre. Questo completo addobbo funerario, veniva allestito principalmente durante l’Ottavario dei Defunti dal 2 al 9 novembre o in occasioni particolari come la morte di un Pontefice o del Patriarca. Accanto al Catafalco, durante l’Ottavario dei Morti, veniva posto anche un “mastodontico leggio” elevato da una pedana, affiancato da un gigantesco candelabro a più braccia sul quale ardevano perennemente dei ceri. Ogni sera alla funzione, un “cantore” proclamava in lingua latina la “salmodia funebre” con melodia gregoriana e al termine di ogni salmo veniva spento un cero dal candelabro. Nei funerali invece, l’apparato veniva ridotto alla sola base troncoconica dove veniva adagiata la bara con il defunto, rimanevano però i candelieri le aste e il Crocifisso che facevano parte dell’addobbo detto "ordinario". In più venivano “listate a lutto” le colonne della chiesa e drappeggiate con damaschi neri.

Ma, (purtroppo), un “bel” giorno tutto questo sparì perché con la Riforma Liturgica post-conciliare, tutte queste forme di "esteriorità scenografiche" sono state completamente sostituite da una Liturgia più “sobria” e più consona alla celebrazione stessa. Infatti il 2 Novembre, l’ottava dei defunti e negli anniversari funebri, non c’è la minima traccia , nelle nostre chiese, dell’ imponente catafalco. Tutto viene sostituito dal Cero Pasquale, simbolo di Cristo Risorto. Per carità, come Cattolici crediamo fermamente nella risurrezione di Cristo e quindi anche nella risurrezione dei nostri corpi, ma il significato è differente. Il catafalco non toglie nulla alla verità della Resurrezione, anzi, ci presenta un'altra verità che è quella della morte e del suffragio come necessario per la liberazione delle Anime dei defunti dal Purgatorio. 

La società moderna fugge il dolore, la morte, ecc., quindi il catafalco suscita angoscia, malumore, spavento…, quindi lo togliamo! 

La stessa sorte è capitata ai paramenti neri, che il Messale Tridentino obbligava a indossare per le messe funebri e il Venerdì Santo. Anche se il l’Ordinamento del Messale Romano (di Paolo VI) non elimina il colore nero dei paramenti liturgici. Vediamo cosa dice: Il numero 346 dell'Ordinamento in vigore afferma con forza: "Riguardo al colore delle sacre vesti, si mantenga l’uso tradizionale". L'uso tradizionale, in Italia, fino agli anni '70 era (e sarebbe ancora), per i funerali e la commemorazione dei defunti, il nero.

Quindi, secondo il capoverso e) Il colore nero si può usare, dove è prassi consueta, nelle Messe per i defunti. Peccato che in tutto l'orbe latino sarebbe prassi consueta questo colore, a parte il Giappone che godeva già di un'eccezione, perché il colore del lutto in quel territorio è il bianco e non nero. Purtroppo, prima, il paragrafo d) aveva introdotto già di fatto l'opzione del viola: d) Il colore viola si usa nel tempo di Avvento e di Quaresima. Si può usare negli Uffici e nelle Messe per i defunti. Quasi la totalità dei sacerdoti utilizza il colore violaceo per le messe funebri, perché il nero, come già detto, impressiona. Infatti si sente spesso dire: "è lugubre, fa pensare alla morte, ma noi celebriamo la risurrezione, mica la morte!". Allora - se proprio fosse veramente questa la motivazione - si abbia il coraggio di passare direttamente al bianco, come fanno negli Stati Uniti, dove tutti i cattolici ormai sono sepolti con il colore dei Santi e dei Beati confessori. Il viola invece dice piuttosto "penitenza". Il viola dice "attesa" (Avvento): oramai, per il caro trapassato, è tardi per attendere, non aspetta più nulla, l'incontro è già in atto. Il viola - infine - nell'unione di blu e rosso parla dell'unione fra divino e umano: ma nel defunto noi vediamo invece la separazione dell'anima dal corpo, dove lo spirito torna al creatore e il corpo alla terra. Il viola, dunque, non possiede le proprietà simboliche per significare principalmente la morte, né la speranza della risurrezione, che risplende per contrasto con la morte.

Se invece si ha la fortuna di possedere nell'armadio della propria chiesa qualche pianeta funebre di un tempo, si vedrà con sorpresa che i paramenti neri hanno una proprietà speciale. Sono sempre ricamati o intessuti di argento o d'oro. Proprio per motivi simbolici! Stanno a dire, con il linguaggio del colore che si usa solo per le occasioni funebri: tutto sembra nero, come la morte, la fine, la mancanza di vita, ma - invece - si intravvede sul nero la luce (oro e argento) che viene dalla speranza, anzi dalla certezza della fede nel Signore Risorto. E' lui la luce che illumina e anzi risalta meglio sullo sfondo oscuro della presente situazione di morte, lutto e distacco.

In questo mese, farebbe bene meditare un po' sulla morte, sulla brevità della vita e sul giudizio che ci attende dopo la morte, così da preparaci all'incontro con l’Eterno Giudice dei vivi e dei morti e come canta la sequenza del Dies irae, anch'essa inesorabilmente soppressa, 

O giudice che punisci giustamente,
donaci la remissione dei peccati
prima del giorno del giudizio.
Piango in quanto colpevole,
il mio volto arrossisce per la colpa:
risparmia chi ti supplica, o Dio.




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