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martedì 20 settembre 2016

I Riti splendano per nobile semplicità!



Oggi assistiamo imperterriti, senza voler però generalizzare, ad una scarsa e sciatta preparazione delle celebrazioni liturgiche. Si può ravvisare tale atteggiamento sia da un punto di vista esteriore che interiore. Per quanto riguarda l'aspetto esteriore, è comune vedere con quanta sciatteria i Sacerdoti si accingano a celebrare la Santa Messa, memoriale della Passione di Nostro Signore: tovaglie sporche e sgualcite, lini sacri (corporare, purificatoio, manutergio) presenti sulla credenza da almeno una settimana e quindi sporchi e macchiati, paramenti sciatti e di tessuto sintetico, calici e pissidi vecchi e scadenti, fiori quasi secchi e appassiti posti in prossimità dell'altare, servizio liturgico pessimo e impreparato, confusione generale... In poche parole: un vero e proprio orrore! Da un punto di vista interiore le cose non vanno affatto meglio, anzi si precipita ancor di più verso il baratro: nessuna preparazione spirituale previa alla celebrazione del Santo Sacrificio, in quanto appena si giunge in sacrestia si afferra furiosamente il primo camice con cerniera zip per poi indossare direttamente stola e casula e iniziare così la celebrazione. Oppure: si ravvisa facilmente il mancato rispetto del sacro silenzio prima di accingersi a celebrare la Santa Messa, in quanto la sacrestia diventa una specie di cortile dove il Sacerdote, anziché prepararsi a contemplare il Mistero della Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, Figlio di Dio, si mette a parlare fino ad un minuto prima dell'inizio della funzione del più e del meno... Dicendo questo non si vuole affatto negare che in determinate e ben precise circostanze, dato il numero elevatissimo di chiese e chiesette di cui bisogna occuparsi per carenza di vocazioni, può capitare una o due volte, per stanchezza e fatica, di essere leggermente trasandati, ma quanto ciò diventa un'abitudine, o peggio una prassi fondata da motivazioni ideologiche, le cose non vanno affatto bene. 

A questo punto sorge spontanea una domanda: "Crediamo realmente che la Santa Messa è il memoriale della Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, il quale con amore infinito si dona per la salvezza di tutti gli uomini?" La risposa non è scontanta, in quanto se non si ha rispetto di Nostro Signore durante la Santa Messa, quando lo si potrà avere? La Santa Messa non è una festicciola, la baldoria domenicale dei cristiani, il luogo dell'incontro ed altre amenità simili. La Santa Messa è ciò che di più sacro, tremendo, affascinante, glorioso, immenso, vi sia: Dio onnipotente ed eterno che si immola amorevolmente e con estrema generosità sulla Croce per salvare i suoi figli e per strappar loro dall'oscuro potere del demonio. Voglio vedere, premettendo questo, se si continua a battere le mani, a danzare, a fare baldoria, dinanzi a Gesù sofferente sulla Croce!

Per amor di verità, non è possibile affermare che ogni cosa, prima del Concilio Ecumenico Vaticano II, fosse perfetta, in quanto vi erano anche a quei tempi delle situazioni, liturgicamente parlando, difficili da gestire, tuttavia, è innegabile come dalla errata comprensione della Costituzione Liturgica "Sacrosanctum Concilium" si sia formato un gigantesco problema riguardante la Liturgia. Oggi possiamo annevorare, da un punto di vista liturgico, a mio avviso, sostanzialmente, quattro categorie di Sacerdoti:

  1. I primi sono i fautori del famoso e nefasto, anche perché non si sa neanche in che cosa consista, "spirito del concilio anni '70", e quindi sono ideologicamente condizionati nel parlare sempre di liturgia povera (che nella pratica diviene totalmente sciatta, da provare vergogna!). Presentano un atteggiamento ostile nei confronti di tutto ciò che risponde alle capziose categorie di "pre-conciliare", di "tradizionalista", di "antico" ecc. Infine, accentuano un po' troppo la dimensione comunitaria e umana della Sacra Liturgia, trasformando sostanzialmente il culto di Dio in culto del vitello d'oro, su cui Mosè avrebbe certamente qualcosa da ridire.
  2. I secondi sono i discepoli dei fautori dello "spirito del concilio anni '70", che pur assumendo un atteggiamento simile e a volte altrettanto ideologico, tuttavia, si pongono su posizioni maggiormente moderate e ortodosse, e quindi leggermente più confacenti al significato vero della Sacra Liturgia. Di questo miglioramento si può essere certamente grati alla sofferta opera correttiva operata dai Sommi Pontefici a partire dal post-concilio. Mantengono, tuttavia, un atteggiamento diffidente nei confronti di tutti ciò che corrisponde alle capziose categorie indicate al N. 1.
  3. I terzi sono quelli che, pur avendo appreso teorie erronee dai sacerdoti di cui al N. 1 e 2, sostanzialmente se ne sono liberati, essendo privi di qualsiasi ideologia e celebrano con semplicità e devozione, mantenendosi al di fuori di ogni contestazione e di ogni faziosità. In alcuni casi si potrà ravvisare una qualche forma di sciatteria e di caos nelle loro celebrazioni, ma in misura inferiore rispetto alle altre due categorie precedenti. Di certo è da apprezzare il fatto che tali sacerdoti si pongano al di fuori di questioni ideologiche, che nulla hanno a che fare con la Sacra Liturgia. Anche in questo caso, di tal miglioramento si può essere certamente grati alla sofferta opera correttiva operata dai Sommi Pontefici a partire dal post-concilio.
  4. I quarti, finalmente, sono quelli che, fedeli pienamente al vero intento del Concilio Vaticano II in materia liturgica, seguendo l'esempio di Sua Santità Papa Benedetto XVI e comprendendo la sacrale importanza della Liturgia Cattolica, celebrano con lodevolissima devozione, attenzione e cura, sia da un punto di vista esteriore che interiore. Molto spesso, sono proprio questi ad essere tacciati ingiustamente come "terribili nemici" dello "spirito del concilio", soltanto perché ci tengono affinché nella Sacra Liturgia traspaia il suo vero senso e significato, facendo riferimento alla Tradizione e all'ermeneutica della continuità. Pertanto, coloro che si ritrovano in questa categoria apprezzano anche la celebrazione in rito antico, avvalendosi del Motu Proprio "Summorum Pontificum", comprendendo come:
    "Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso" [2] (cit. Lettera di accompagnamento al Motu Proprio "Summorum Pontificum"). 
Di certo, non fa tanto piacere attuare una distinzione in gruppi, ma, a volte, dire le cose come stanno è il modo migliore per avere chiara la situazione, e di conseguenza attuare tutte le misure necessarie affinché le cose migliorino. Che il Signore ci aiuti e ci faccia comprendere il vero e più profondo significato della Sacra Liturgia! Naturalmente, in questo processo di più profonda comprensione e di miglioramento, tra noi Cattolici non dovrà mai mancare la capacità di essere vicendevolmente caritatevoli e pazienti. Un atteggiamento opposto e contrario renderebbe vano ogni tentativo di aggiustare le cose!


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