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sabato 6 agosto 2016

Chi può distribuire la Santa Comunione?


Nelle nostre celebrazioni Eucaristiche, non di rado, si assiste a spettacoli a dir poco agghiaccianti circa la distribuzione della Santa Comunione: Parroco e viceparroco seduti alla sede e ministi/e straordinari impegnati nella distribuzione dell’Eucarestia. Altro fenomeno che spesso e volentieri si verifica nelle nostre parrocchie è l’affiancamento al sacerdote nel distribuire le Sacre Specie del ministro straordinario della comunione, anche se il numero dei fedeli non richiede il loro intervento. O peggio, accade di vedere laici “armeggiare” nel Tabernacolo per prendere o deporre il Santissimo.

Ma ci chiediamo: Cosa dicono veramente le norme sulla distribuzione del sacramento dell’Eucarestia nella e fuori la S. Messa e chi può distribuirla? Secondo la dottrina dell’Angelico Dottore, San Tommaso d'Aquino, la distribuzione del corpo del Signore compete al sacerdote per tre motivi:

  • Primo, poiché egli consacra in persona di Cristo. Ora, come Cristo consacrò da sé il proprio Corpo, così da sé lo distribuì agli altri. Come quindi appartiene al sacerdote consacrare il corpo di Cristo, così appartiene a lui di distribuirlo.
  • Secondo, poiché il sacerdote è costituito intermediario tra Dio e il popolo. Come quindi spetta a lui offrire a Dio i doni del popolo, così spetta a lui di dare al popolo i doni santi di Dio.
  • Terzo, poiché per rispetto verso questo sacramento esso non viene toccato da cosa alcuna che non sia consacrata: per cui sono consacrati il corporale, il calice, e anche le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso di toccarlo, all’infuori di un caso di necessità: per esempio se stesse per cadere a terra o altri simili. [Tratto dalla Summa Theologiae, Parte III, Quaestio 82, articolo 3]

Anche il serafico San Francesco parlando del Sacerdote ai suoi chierici così ammonisce: "Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo che proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo" (FF 176).

La disciplina attuale della Chiesa è molto chiara sulla distribuzione delle Sacre Specie, infatti nell’ISTRUZIONE Redemptionis sacramentum, 2. La distribuzione della santa Comunione, [88.], afferma:  

"Spetta al Sacerdote celebrante, eventualmente coadiuvato da altri Sacerdoti o dai Diaconi, distribuire la Comunione".

Anche sulle modalità nel ricevere Gesù eucaristia l’Istruzione R.S. Afferma al punto 90.: 

"I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme".

Per quanto riguarda il grave abuso nell’armeggio del S. Tabernacolo da parte dei laici, così la Chiesa si esprime:

"Al termine del rito della Comunione durante la Messa, “le ostie consacrate avanzate vengano o immediatamente consumate all’altare dal Sacerdote o portate in un luogo appositamente destinato a conservare l’Eucaristia” (Redemptionis Sacramentum, 107). 

Gli accoliti istituiti e/o i cosiddetti ministri straordinari della Comunione non devono quindi accedere al Tabernacolo, e men che meno alla presenza del sacerdote e nel pieno della celebrazione Eucaristica. Il sacerdote deve sempre vigilare, sia nella distribuzione dell’Eucaristia, sia nel deporre il Ss. Sacramento nel Tabernacolo, che le Sacre Specie non vengano profanate, fatto che ultimamente purtroppo, accade in molte chiese per la trascuratezza del parroco o chi per lui.

Detto questo, qualcuno potrebbe obbiettare: “Ma la Chiesa ha dato la possibilità ai ministri straordinari (Laici), di distribuire la Comunione”! Ė vero, ma a determinate condizioni e in situazioni di grave necessità. La Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti, con l’Istruzione “Immensae caritatis”, del 29 Gennaio 1973, ha dato facoltà agli Ordinari di scegliere, dove lo ritenessero opportuno, persone idonee come ministri straordinari della Comunione. 

Nell’Aricolo 8 dell’Istruzione "Immensae caritatis", al punto 1 si dice: 

"La disciplina canonica sul ministro straordinario della sacra Comunione deve, però, essere rettamente applicata per non ingenerare confusione. Essa stabilisce che ministro ordinario della sacra Comunione è il Vescovo, il presbitero e il diacono (96), mentre sono ministri straordinari sia l'accolito istituito, sia il fedele a ciò deputato a norma del can. 230 § 3 (97)".

Ancora al puto 2.:


Perché il ministro straordinario, durante la celebrazione eucaristica, possa distribuire la sacra Comunione, è necessario o che non siano presenti ministri ordinari o che questi, pur presenti, siano veramente impediti.(99) Può svolgere altresì il medesimo incarico anche quando, a causa della particolarmente numerosa partecipazione di fedeli che desiderano ricevere la sacra Comunione, la celebrazione eucaristica si prolungherebbe eccessivamente per l'insufficienza di ministri ordinari. (100)

Ma siamo realisti... Nelle nostre chiese, anche di domenica, c’è così tanta gente che si accosta al Sacramento da chiedere l’intervento dei laici? Molto spesso vi è solo la svogliatezza del sacerdote celebrante o dei sacerdoti concelebranti nel distribuire la Santa Comunione! Bisogna altresì ricordare che può andare a ricevere Gesù Eucarestia solo chi è in stato di grazia, cioè chi non ha commesso in coscienza peccati mortali, altrimenti commetterebbe un gravissimo sacrilegio.  

Per non parlare poi della comunione agli ammalati, dove è bene che vada solitamente il sacerdote, non solo per amministrare il sacramento dell'Eucaristia, ma anche per confortare l’ammalato, e dove c’è bisogno anche per  amministrare i sacramenti della Penitenza e dell’Unzione degli Infermi.

Per concludere è utile ricordare che  Nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato il tesoro dell'Eucaristia nell'Ultima Cena, il Giovedì Santo. Si fa presente nella piccola Ostia immacolata quando il sacerdote pronuncia le sacre Parole della consacrazione e si fa cibo e bevanda delle anime nostre. Non lo trattiamo come se fosse una caramella o peggio una cosa da maneggiare, ma è il Tre volte Santo è "l’Infinito che viene a dimorare nel finito"

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