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martedì 21 giugno 2016

Vogliamo la Messa!


È evidente come sempre più spesso, e più precisamente dopo la promulgazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” di sua Santità Papa Benedetto XVI, la Liturgia tradizionale sia fonte di numerosi dibattiti all’interno della Chiesa, e di conseguenza anche all’interno dei seminari. Si può osservare come, dinanzi ad una nuova rinascita del movimento tradizionale anche e soprattutto tra i giovani, desiderosi di una liturgia teocentrica e permeata dalla dimensione trascendente e sacrale, vi sia un atteggiamento diffuso di diffidenza e di ostracismo da parte di molti ecclesiastici, anche di alto rango, nei confronti di quei giovani seminaristi che desiderano conoscere e approfondire con particolare attenzione un rito così antico e venerabile. La questione maggiormente evidenziata da parte di coloro che sono gli autori di quest’atteggiamento ostile è che l’attrazione verso la Liturgia tradizionale voglia significare il rifiuto della riforma liturgica portata avanti da Concilio Ecumenico Vaticano II. Quest’accusa è profondamente capziosa e ideologica, in quanto i seminaristi “incriminati” desiderano semplicemente avvalersi delle possibilità concesse da un Motu Proprio emanato da un Sommo Pontefice nel pieno e legittimo esercizio della sua potestà, e non hanno la benché minima intenzione di assumere atteggiamenti di ostilità nei confronti del Santo Padre, né del Concilio Ecumenico Vaticano II. La questione, invece, è che molti ecclesiastici, generati dalla rivoluzione degli anni ’60, non sopportano come tra le nuove generazioni, e anche tra i nuovi giovani seminaristi stia sorgendo un vasto movimento anti-modernista e anti-sessantottino, il quale desidera sia mettere con vigore Dio al centro dell’esperienza religiosa, sia una liturgia capace di elevare potentemente gli animi e i cuori alla dimensione sacrale e trascendente di Dio, alla infinita grandezza, bellezza, maestà e gloria di Dio. Perché si desidera questo? Perché ci si è accorti che eliminare dall’esperienza religiosa la dimensione trascendente, verticale e sacrale, eliminare in buona sostanza Dio per mettere al suo posto esclusivamente l’uomo, quasi adorando quest’ultimo, significa snaturare profondamente il Cristianesimo stesso, riducendolo ad una sorta di movimento filantropico, culturale e sociale, che segue le dinamiche del mondo e si lascia trasportare da esse. E le conseguenze di questo processo sono tremendamente evidenti, così tremendamente evidenti che sono chi caparbiamente non vuole vedere non si accorge di esse. Abbiamo ridotto la nostra fede, e di conseguenza la nostra sacra liturgia cattolica, alimentando fino alla follia la dimensione antropocentrica, una barzelletta. Dir questo non significa dire che il cristiano non debba occuparsi ampiamente delle sofferenze degli altri o dei problemi umani e sociali, anzi! Il problema è riconoscere che si può far questo, ovvero che si può agire nei confronti dell’umanità sofferente, solo dopo aver messo Dio al centro di tutto, al centro della nostra fede, al centro della nostra liturgia, al centro delle nostro vivere ed operare. Solo Dio dà la forza di aiutare gli altri, dà la forza per poter risolvere i problemi della nostra società e della nostra epoca. Agire eliminando Dio e presupponendo con superbia di poter affrontare le difficoltà da soli, significa condannarsi alla discesa verso un demoniaco e oscuro baratro. Come, quindi, è possibile osservare, anche nella questione sulla liturgia questo problema è gravemente presente, in quanto eliminando Dio, essa non riesce più a comunicare nulla, tranne un triste e fine a se stesso autocompiacimento soggettivistico e puramente umano. Abbiamo trasformato la nostra liturgia nel culto del “vitello d’oro”, dove mettiamo al centro noi stessi, dimenticando che essa non può in alcun modo essere lasciata a modifiche arbitrarie e strampalate, in quanto frutto della nostra stessa Fede e della nostra sacra Tradizione. Tornando al discorso sui seminari: è impressionante con quanta veemenza ci si impone per contrastare l’avanzata dei seminaristi che desiderano con umiltà e semplicità, ma soprattutto con devota obbedienza alla Santa Chiesa, tornare a riscoprire la liturgia antica, inestimabile tesoro tramandatoci dai nostri padri nella fede. La liturgia antica è nostra, cattolica, ad essa hanno partecipato miriadi di cattolici per secoli, secoli e secoli, grazie ad essa molti hanno potuto sperimentare l’immensa presenza di Dio e hanno potuto santificare la propria vita. Attraverso di essa si può percepire il tremendo e affascinante mistero dell’opera redentrice di Nostro Signore, il quale si fa Vittima sui nostri altari offrendosi all’Eterno Padre per la nostra salvezza, per la nostra redenzione, per la nostra felicità, perché ci ama più di ogni altra cosa. Quanta sofferenza alcuni seminaristi provano nell’essere perseguitati perché vogliono semplicemente essere cattolici, perché vogliono semplicemente esprimere la dottrina perenne della Santa Chiesa Cattolica in obbedienza al Santo Padre, perché desiderano trarre linfa vitale da una liturgia che permette nel silenzio, nella contemplazione, nella perfetta unione a Cristo crocifisso e risorto, sommo Re e Signore dell’universo, Vittima sacrificale per la nostra salvezza, di esprimere ciò che di più bello e sublime è contenuto nella nostra stessa fede. Ho avuto modo, da quanto mi trovo in seminario, di poter vedere le cose con occhi più lucidi, accorgendomi che queste persecuzioni hanno una radice malefica e demoniaca. Un seminarista ha il dovere di obbedire a Cristo e alla Santa Chiesa Cattolica, ed è per questo che non deve disconoscere ciò che il Concilio Vaticano II ha portato, compreso il Magistero successivo ad esso, e compresa la riforma liturgica operata da Papa Paolo VI, ma ha tutto il diritto, ovvero deve pretendere con forza fino al martirio, di poter professare liberamente la fede dei nostri padri, di poter accedere a un insegnamento teologico di prima qualità privo di teorie strampalate, moderniste, sessantottine o filo-scuola di Bologna, di poter interpretare i preziosi documenti conciliari secondo “l’ermeneutica della continuità” di cui ha parlato moltissimo Papa Benedetto XVI, e di poter accedere se lo vuole a quell’immenso tesoro quale è la Liturgia antica, gloria del nostri padri ed espressione magnifica della nostra fede cattolica. Purtroppo, però, i tempi sono difficili ed è necessario prestare molta prudenza. Quindi, non è bene esporsi troppo, in quanto si rischierebbe di essere cacciati ingiustamente dai seminari. Ma ben presto:

risorgerà vi dicevo… [la Santa Messa Tridentina] risorgerà, come rispondo ai tanti che vengono da me a sfogarsi (e lo fanno a volte piangendo), e a chi mi chiede com’è che io ne sono certo, rispondo (da “poeta”, se volete) conducendolo sulla mia terrazza e indicandogli il sole… Sarà magari sera avanzata e là nella chiesa di San Domenico i frati, a Vespro canteranno: Iam sol recedit igneus; ma tra qualche ora gli stessi domenicani miei amici canteranno a Prima: Iam lucis orto sidere e così sarà tutti i giorni. Il sole, voglio dire, risorgerà, tornerà dopo la notte, a brillare, a rallegrar dal cielo la terra, perché… perché è il sole e Dio ha disposto che così fosse a nostra vita e conforto. Così, aggiungevo, è e sarà della Messa – la Messa “nostra”, cattolica, di sempre e di tutti: il nostro sole spirituale, così bello e santo e santificante – contro l’illusione dei pipistrelli,[…], che la loro ora, l’ora delle tenebre, non debba finire; e ricordo: su questa mia ampia terrazza eravamo in molti, l’altr’anno, a guardar l’eclisse totale del sole; ricordo, e quasi mi par di risentire, il senso di freddo, di tristezza e quasi di sgomento, a veder, a sentir l’aria incaliginarsi e addiacciarsi via via, ricordo il silenzio che si fece sulla città, mentre le rondini, mentre gli uccelli scomparivano, impauriti, e ricomparivano svolazzando nel cielo i ripugnanti chirotteri. A uno che disse, quando il sole fu interamente coperto: - E se non si rivedesse più? – rammento che nessuno rispose, quasi non si addicesse, in questo, lo scherzo… Il sole si rivide, infatti, il sole risorse, dopo la breve diurna notte, bello come prima e, come ci parve, più di prima, mentre l’aria si ripopolava di uccelli e i pipistrelli tornavano a rintanarsi.” (Cit. Tito Casini).


Solo Dio è la nostra forza!

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