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mercoledì 29 giugno 2016

TU ES SACERDOS IN AETERNUM!




Il 29 Giugno 1951, solennità dei Santi Pietro e Paolo, nel Duomo di Frisinga, per l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria dell’Arcivescovo di Monaco Michael von Faulhaber, venivano ordinati sacerdoti i fratelli Joseph e Georg Ratzinger. Nella sua biografia Joseph Ratzinger ricorda: “Eravamo più di quaranta candidati; quando venimmo chiamati rispondemmo “Adsum”, (sono qui). Era una splendida giornata d’estate, che resta indimenticabile, come il momento più importante della mia vita”. Lo stresso Joseph Ratzinger, elevato alla dignità di Pastore supremo della Chiesa Cattolica con il nome di Benedetto XVI, nell’omelia conclusiva dell’Anno Sacerdotale, pronunciata l’11 Giugno 2010, affermava: “Il sacerdote non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni. Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita. Pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo che sono parole di transustanziazione – parole che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e suo Sangue, e trasformano così gli elementi del mondo: parole che spalancano il mondo a Dio e lo congiungono a Lui. Il sacerdozio è quindi non semplicemente «ufficio», ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore”. Sono questi i sentimenti che hanno segnato la vita sacerdotale di Benedetto XVI. Ma soffermiamoci, cari lettori, a meditare per quanto è possibile sulla grandezza e dignità del Sacerdozio ministeriale. San Giovanni Maria Vianney diceva: “Il Sacerdote si comprenderà solo in Paradiso”. Chi è il sacerdote? Riprendendo le parole del Santo Padre, egli non è un semplice detentore di un ufficio, purtuttavia, accade spesso che molti sacerdoti, dimenticando la loro missione, si “trasformano” in operatori sociali, in impiegati d’ufficio, in show-man e tanto altro. Tutto ciò si allontana anni-luce dalla loro sublime dignità! Ogni  sacerdote in forza della sua ordinazione e per il fine cui è stato ordinato, ossia per celebrare santamente il sacrificio della Messa e per salvare le anime, deve tendere ogni giorno all’intima unione con Cristo Sacerdote e Vittima.  Uno dei più grandi neotomisti del XX secolo, P. Reginaldo G. Lagrange O.P. affermava: “Sacerdote con Cristo Sacerdote e Vittima”. Il sacerdote per giungere alla perfezione del suo stato, deve offrirsi ogni giorno come vittima insieme a Cristo. La madre di San Giovanni Bosco, la pia Margherita, nel giorno della prima Messa del figlio esclamava: “Essere sacerdote vuol dire incominciare a soffrire”. Il sacerdote è un altro Cristo che perpetua la presenza e l'azione di Nostro Signore, Sommo ed Eterno Sacerdote. Il sacerdote è fatto per il sacrificio e non può esserci sacrificio senza sacerdote. Il sacerdote è quindi costituito per offrire il Santo Sacrificio e diffondere le grazie del sacrificio, in modo particolare tramite il Sacramento della Penitenza, per chinarsi su coloro che sono nell’errore e nell’ignoranza. Inoltre, dato che egli stesso è peccatore, deve offrire il Santo Sacrificio per i propri peccati e non solo per i peccati del popolo di Dio. La fonte da dove il sacerdote trova forza e consolazione è il Sacratissimo Cuore di Cristo. È da questo Divin Cuore che sgorga il sacramento dell’Ordine. Nostro Signore stesso ci rivela i tesori del suo Cuore sacerdotale allorché dice: «Io sono la Via, la Verità e la Vita». Non una via, una verità o una vita – ma la Via, la Verità, la Vita. Sant'Agostino diceva che Nostro Signore è la Via in quanto uomo, ed è la Verità e la Vita in quanto Dio. Per questo Nostro Signore è la patria e la strada verso la patria. Pertanto, il Sacro Cuore di Gesù è l'oggetto della predicazione e dell'apostolato del sacerdote, ma è anche, nello stesso tempo, la forma e il modello della spiritualità e dell'attività sacerdotale. Il Santo Curato d’Ars diceva: “Il Sacerdote è l’amore de Cuor di Gesù”. La prova che il sacerdote è l'apostolo del Cuore di Gesù la troviamo nella relazione che esiste tra ciò che Nostro Signore c'insegna e la triplice potestà ricevuta dal sacerdote mediante l'Ordinazione: potestas regendi, potestas docendi, potestas sanctificandi, ovvero la potestà di governare, dirigere le anime nella via che è Nostro Signore Gesù Cristo; la potestà d'insegnare la verità, la verità integrale e soprannaturale; e la potestà di comunicare la grazia alle anime, di santificarle in Nostro Signore Gesù Cristo e di offrire il Santo Sacrificio della Messa. Contemplando queste tre potestà e la loro relazione ai tesori del Sacro Cuore, noi troviamo la prova che la soluzione all'attuale crisi della Chiesa risiede nel sacerdozio cattolico, nella sua santità e nella sua fedeltà a Cristo. 

Con Benedetto XVI che oggi festeggia il suo 65° anniversario di Presbiterato preghiamo con la preghiera che rivolse al Signore nell’omelia di conclusione dell’Anno sacerdotale : “Signore, noi ti ringraziamo perché hai aperto il tuo cuore per noi; perché nella tua morte e nella tua risurrezione sei diventato fonte di vita. Fa’ che siamo persone viventi, viventi dalla tua fonte, e donaci di poter essere anche noi fonti, in grado di donare a questo nostro tempo acqua della vita. Ti ringraziamo per la grazia del ministero sacerdotale. Signore, benedici noi e benedici tutti gli uomini di questo tempo che sono assetati e in ricerca.” Amen. 

Ad Multos Annos Santità!

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