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domenica 31 marzo 2019

La battaglia controrivoluzionaria. Un obbligo morale!



Nel buio rivoluzionario che stiamo vivendo, dinanzi al predominio delle forze del male è fondamentale e necessario guardare alla benefica ascesa di coloro che desiderano riportare un po' di luce nel mondo. Non bisogna temere! I rivoluzionari sessantottini hanno le ore contate. Sono ancora forti, determinati, hanno il potere di distruggerti, di manipolarti, di controllare i media, fosse pure di ucciderti, ma non hanno più la capacità di far credere che il mondo idilliaco in cui credevano quando hanno attuato la rivoluzione sia il mondo che si è realizzato e nel quale siamo immersi. 

Paradossalmente il mondo di oggi è molto peggio di qualsiasi previsione, fosse pure di quella prospettata dai rivoluzionari. Ogni rivoluzione, anche se maligna, ha come punto cardine quello di "migliorare il mondo". In un certo senso, anche i rivoluzionari hanno come desiderio il raggiungimento della felicità. D'altro canto, ogni uomo desidera la felicità, in quanto tale anelito è costitutivo dell'uomo, il quale desidera vivere, a prescindere dal suo modo di pensare, in modo pieno e gratificante la propria vita. Il problema sta nel modo di giungere alla felicità, in quanto non tutte le modalità sono fruttificanti. I rivoluzionari hanno pensato che fosse possibile raggiungere il perfetto mondo utopico distruggendo qualsiasi ordine naturale e costitutivo della creazione, per realizzare una nuova era, una nuova epoca dove dominasse la scienza, la perfetta libertà da ogni vincolo o legge, il superamento di ogni limite. Hanno, in buona sostanza, promesso in modo positivista tutto questo alle genti, pronte a seguirli in questa sovversione e rifondazione.

L'errore chiave sta nel fatto che i rivoluzionari non hanno tenuto conto della miseria peccaminosa dell'uomo, la quale, anche per loro sfortuna, non conferisce garanzia di riuscita al progetto da essi posto in essere, anzi è all'origine del fallimento di tale progetto. Tagliare l'albero e privarlo delle essenziali e vitalizzanti radici, così da essere trapiantato in un nuovo sperato terreno, ha provocato solo il suo appassimento e non la sua nuova rinascita. Ci siamo tutti trovati senza Tradizione, senza Radici, senza Padri, e cosa abbiamo ottenuto? Non di certo una nuova epoca fatta di glorie e di esaltazione dell'ingegno umano, ma una caduta nel più basso del punti di questa nostra storia. 

Per molto tempo, caduto ogni limite, oltrepassate le colonne d'Ercole, abbiamo tutti vissuto e compreso cosa significa non avere punti di riferimento. Andiamo vagando alla ricerca di effimeri e maledettamente temporanei piaceri, con la speranza di provare ancora qualche flebile presenza di realtà, ma invano. Andiamo vagando cercando nella follia del consumismo, come cani desiderosi sempre di nuovi prodotti, di nuovi pasti tecnologici, i quali ci anestetizzano e ci fanno credere, anche se sappiamo perfettamente che non è così, che il mondo "sta andando per la direzione giusta". "Guardate che tecnologia, che ingegno! Ora abbiamo il potere di cambiare le cose!" Se andiamo, però, al profondo del nostro cuore, ci accorgiamo che non è così. Il precipitare è costante e sembra come se nulla ci possa salvare. Chi salverà l'Uomo da se stesso? Questa è la domanda fondamentale. 

Ovvio è che i fautori della rivoluzione, veduto il danno da loro stessi causato, in quanto contra factum non valet argumentum, non possono ora dire pubblicamente: "Abbiamo sbagliato, perdonateci!", anche perché di fatto è troppo tardi. Allora cercano disperatamente di perseguire con foga, rabbia, ipocrisia, maledetta ottusità il loro progetto, come a voler convincere loro stessi che non hanno fallito, che le loro menti avevano previsto tutto e a tutto possono porre rimedio. "State tranqulli! Ci siamo noi!", questo è il loro continuo parlare. Per tal motivo, utilizzano tutti i mezzi per mettere a tacere ogni forma di dissenso. 

Non possono così, da un momento all'altro gettare alle ortiche il loro sperato e ardito progetto. Basti pensare a tutti quei sessantottini giunti ad un'età avanzata. Non possono ammettere tali individui l'errore, perché tale ammissione diverrebbe la loro più atroce condanna, una così atroce condanna che li accompagnerebbe fino al giorno della loro morte. Se affermassero i loro errori, la frase che passerebbe per la loro mente sarebbe più o meno questa: "Cosa abbiamo fatto? Una vita spesa per una nuova era e invece guardiamo morire tutto! Ora siamo vecchi e non possiamo sopportare tale fardello, anche perché non abbiamo più modo di porvi rimedio". Una tale affermazione è così inesprimibile per loro, che è addirittura meglio il suicidio continuando a perseguire il progetto originario, anziché riconoscere la lor miseria. Sembra folle, ma è così!

La gente concreta, gli uomini viventi e pensanti, che hanno appoggiato volutamente o di fatto la rivoluzione, fidandosi delle promesse generose dei "capi benpensanti", si stanno rendendo conto del buio in cui l'umanità è caduta, dove non vi è alcun mondo utopico, ma solo dolore, sofferenza, sopraffazione e morte. Questa presa di coscienza sta divenendo la base per la formazione degli "anticorpi". Paradossalmente, il punto più basso e tenebroso sta divenendo il punto di ripartenza per una nuova risalita. Sarà possibile risalire? A questa domanda non è possibile rispondere con certezza. Resta il fatto che questa risalita ha un qualcosa di epico, di mitico e di onorevole. Questo basta per provarci a risalire, gradino per gradino, sofferenza per sofferenza. Ne vale la pena! Meglio morire  in un attimo combattendo per ciò che è giusto e degno di valore che seccare pian piano stando fermi, come una pianta che appassisce. 

Sotto gli occhi di tutti è la nascita di un nuovo fermento di uomini e donne, soprattutto giovani e giovanissimi, che desiderano combattere per la controrivoluzione. Non si tratta di effettuare una nuova rivoluzione, in quanto la rivoluzione è sempre un male, un disfacimento dell'ordine, anche di quel flebile ordine che è residualmente rimasto oggi. Non si può combattere il male con altro male! Il fine non giustifica mai i mezzi, anche se si tratta di un fine buono. Tutto sta, invece, nel rimettere in piedi e nel rivitalizzare le morenti radici, non nuove radici, ma sempre le fondamentali radici inscritte nell'ordine naturale e costitutivo della realtà. 

Come fare, dal momento che mancano i punti di riferimento? Non bisogna preoccuparsi troppo di questo, perché, benché i rivoluzionari abbiano cercato di modificare e stravolgere l'Essere Umano nella sua intima costituzione, se si decide con verità e coraggio di scavare profondamente in ognuno di noi stessi, non si può non ritrovare quell'arcano codice genetico dell'ordine naturale,  una sorta di noumeno presente in ogni oggetto del reale. Siamo dinanzi e viviamo immersi in una Creazione che ha la sua ordinazione strutturale. Si può nascondere tale ordine, offuscare,  come abbiamo già visto a prezzo di sangue e morte, ma non eliminare del tutto. 

Come cattolici abbiamo il dovere di inserirci pienamente in tale processo controrivoluzionario e di fare in modo che la risalita sia possibile. Abbiamo la Grazia di Dio dalla nostra parte! Nostro Signore ci ha definiti "sale della terra e luce del mondo". Dobbiamo pertanto essere quel sale e quella luce che aiuti gli uomini a risalire i gradini verso il ristabilimento del Regno di Dio e della sua legge. Una Chiesa che non sia controrivoluzionaria si adatta al mondo marcio della rivoluzione e si identifica con esso. 

Abbiamo dinanzi l'esempio di coloro che, anche tra le nostre file ecclesiali, stanno tradendo e passando al nemico. Niente paura! In ogni guerra è normale che ci siano dei traditori. Non bisogna stupirsi più di tanto e non bisogna perder tempo nel giudicarli! Piuttosto, bisogna andare avanti e gloriarsi di far splendere il vessillo di Cristo Gesù, l'unico che, tornando alla domanda di prima, può salvare l'Uomo da se stesso.

Ora mi rivolgo ai giovani cattolici e non, a tutti coloro che hanno capito l'empio inganno della rivoluzione e che vogliono con speranza affermare l'ordine naturale e costitutivo della realtà: 

"Studiate! Imparate dagli antichi padri, cosa comporta essere veri uomini e reggitori di questa nostra realtà, e vivete in tale ottica! Mettetevi insieme, trovate forme di aggregazione e di lotta per il bene, per ciò che è buono, giusto e onorevole. Non assumete comportamenti malvagi nei confronti di nessuno, non odiate nessuno, neanche i rivoluzionari più spietati. Dinanzi ad essi abbiate addirittura pietà e misericordia, avendo la coscienza del fardello amaro che prima o poi si renderanno conto di portare. Ma non allontanatevi mai dalla Verità e non piegatevi mai mediante compromessi. Abbiate l'onore di combattere per la più grande e definitiva delle battaglie. Il tempo scorre e ogni minuto che passa sarà conteggiato al nostro giudizio finale dinanzi al trono di Dio. Abbiamo una grande responsabilità! Dobbiamo, quindi, avere anche la dignità di agire in virtù di tale responsabilità!

Nostro Signore Gesù Cristo ci dia la vittoria e la forza di andare incontro al martirio! 

@ Il Seminarista Tridentino


martedì 19 marzo 2019

Libro consigliato: "Rivolti al Signore. L'orientamento nella preghiera liturgia" di U. M. Lang


"Spero che questo libro possa essere di aiuto nella lotta, necessaria in ogni generazione, per la corretta interpretazione e la degna celebrazione della sacra liturgia. Mi auguro che il libro trovi un vasto pubblico di lettori attenti." ( J.Ratzinger – dalla prefazione).

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lunedì 18 marzo 2019

Libro consigliato: "I diritti di Dio. La liturgia dopo il Vaticano II" di Daniele Nigro



"Sembra che la riforma liturgica abbia inferto un duro colpo all'osservanza delle norme fondamentali della liturgia romana, se non al principio stesso di diritto liturgico. Cosa è successo? Commissioni di esperti hanno fatto passare nella liturgia le loro opinioni e nella pratica le hanno sapute trasformare in legge liturgica. Papa Benedetto XVI ha precisato ad esempio che "il nuovo Messale veniva inteso come un'autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile". Se l'antica liturgia era un "affresco coperto", la nuova ha rischiato di perderlo per la tecnica aggressiva usata nel restaurarlo. Il Motu Proprio "Summorum Pontificum" ha ripristinato per legge lo stato antecedente in modo che il nuovo rito possa guardare con equilibrio all'antico come questo al nuovo, e il restauro possa continuare con pazienza tenendo conto del movimento di innovazione che in modo naturale accompagna la liturgia della Chiesa." Sperimentando i benefici e le deficienze della riforma liturgica dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, l'autore ha voluto capire le cause che hanno contribuito all'inosservanza del diritto liturgico nel tempo postconciliare e perciò alla trascuratezza dello ius divinum." (dalla prefazione del card. Raymond Leo Burke).

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domenica 17 marzo 2019

Libro consigliato: "Storia del pensiero conservatore" di Francesco Giubilei




"Il pensiero conservatore nasce alla fine del XVIII secolo in risposta alla rivoluzione francese e all'ideologia illuminista per contrastare la deriva progressista della società europea. Questo libro traccia la storia culturale del conservatorismo dalle origini ai giorni nostri soffermandosi sull'Europa centro-occidentale e sull'Italia: perché nel nostro paese non esiste un partito conservatore? Quali sono le cause e le motivazioni storico, politico, culturali? Analizzando le opere e i profili biografici di decine di pensatori conservatori, emerge un quadro organico del conservatorismo europeo. Essere conservatori non significa restaurare il passato in modo aprioristico o rigettare in toto le innovazioni, bensì riconoscere l'esistenza di valori indiscutibili su cui si sono basate per secoli le civiltà europee. Nel mondo contemporaneo dominato dal materialismo e dall'individualismo, dove i valori spirituali e il concetto di comunità sono ormai al crepuscolo, questo libro si propone come uno strumento per approfondire il pensiero non conforme da cui partire per rifondare l'Europa."


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sabato 16 marzo 2019

Libro consigliato: "Rivoluzione e controrivoluzione" di Plinio Corrêa de Oliveira


"Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" è l'esposizione del pensiero cattolico contro-rivoluzionario del secolo XX. L'opera ruota attorno a un giudizio storico: è esistita una civiltà cristiana, animata dalla Chiesa Cattolica, frutto dell'inculturazione della fede in Occidente. Di tale Cristianità è in via di realizzazione il processo di distruzione, la Rivoluzione, una dinamica storica in quattro fasi: la prima religiosa, la Riforma protestante, preceduta e accompagnata da una rivoluzione culturale, rappresentata dall'Umanesimo e dal Rinascimento; la seconda politica, la Rivoluzione Francese; la terza sociale, la Rivoluzione comunista; e, infine, la quarta, la Rivoluzione Culturale, iniziata con il Sessantotto. Alla descrizione essenziale del processo rivoluzionario l'autore, Plinio Correa de Oliveira, fa seguire l'esposizione di quello contro-rivoluzionario, capace di opporvisi e inteso a una radicale inversione di rotta. Profondità di pensiero, semplicità di esposizione ed efficacia fanno dell'opera un catechismo e un manuale per quanti intendono operare nella prospettiva di una restaurazione e dell'instaurazione di una cultura cattolica e di una Cristianità nuova."

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venerdì 15 marzo 2019

Libro consigliato: "Genio del cristianesimo" di François-René de Chateaubriand





"Pubblicato in Francia nel 1802 "Genie du Christianisme" è un'opera apologetica che Chateaubriand scrisse tra il 1795 e il 1799, durante il suo esilio in Inghilterra. Chateaubriand tenta di difendere la saggezza e la bellezza della religione cristiana, e in particolare cattolica, colpita e ferita dalla Filosofia dei Lumi e dalla bufera rivoluzionaria. Con questo obiettivo egli si interessa in particolar modo ai contributi artistici e letterari della religione cristiana, confrontandoli con quelli delle civiltà antiche e pagane. L'idea principale del libro è, infatti, che "solo il Cristianesimo spiega il progresso nella letteratura e nell'arte". Chateaubriand rimprovera agli scrittori del XVIII secolo di non aver conosciuto Dio, con l'eccezione di Rousseau, che avrebbe "un'ombra di religione". Soprattutto quest'opera ha modellato il rinnovamento del cattolicesimo francese del XIX secolo, ispirando autori come Dom Guéranger e Félicité de Lamennais."

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lunedì 25 febbraio 2019

Ricostruire la Chiesa con la "geometria del cerchio"!


Si parla sempre più decisamente dell'auto-distruzione della Chiesa, un processo che sembra raggiungere picchi sempre più rilevanti. Non è facile mantenere la propria lucidità dinanzi ad una Chiesa che sembra aver perso la bussola, l'orientamento, che sembra diventata la succursale pseudo-spirituale del mondo. Dinanzi alla mancanza di prospettive, dinanzi al continuo bombardamento mediatico che riverbera al suo interno tendenze disfattiste, direi quasi apocalittiche, non è semplice trovare stabilità e un nuovo ordine per un sereno viaggio verso il futuro. Trovare risposta a questi dilemmi non è affatto facile, anzi direi quasi impossibile se si guarda tutto attraverso un'ottica umana. Un tentativo di dare una risposta umana al tragico manifestarsi del crollo è forse quasi un'azzardo superbo, un tentativo malsano, dal momento che, essendo anche noi dentro le sabbie mobili, non è facile osservare e giudicare la realtà con quell'oggettività che è richiesta. La domanda sorge spontanea se non siamo anche noi un piccolo ingranaggio che, con più o meno consapevolezza, favorisca lo svilupparsi di questo processo degradante. Nel tentativo di dialogare il mondo ne abbiamo assunto le categorie e ora è necessario pagare il salato conto. Come ho già espresso, fornire ricette è qualcosa di estremamente complesso. Ciò che mi sento di dare è forse un atteggiamento pratico, in apparenza banale, ma che per esperienza ritengo funzionare: 

Immaginiamo di avere attorno alla nostra persona fisica un cerchio luminoso di un certo diametro, ma non troppo esteso (es. 20 m), una sorta di sfera d'influenza. La regola vuole che sia possibile interagire con il mondo esterno e con il prossimo solo all'interno del cerchio e non oltre la sua circonferenza, quindi all'interno di una zona ben precisa e limitata che è presente attorno alla nostra persona. Non è consentita, per regolamento, alcuna influenza da parte nostra oltre il cerchio attraverso mezzi digitali o virtuali. L'unico modo per agire oltre la possibilità dataci dallo spazio circolare attorno a noi è attraverso mezzi spirituali: preghiera, digiuno ecc., anche se, in tal caso, più che agire da noi stessi si viene a creare una sorta di "stato di umiltà" che ci libera dallo "stato di superbia e di onnipotenza", così da affidare al Signore la conduzione della storia umana. 

Fuor di metafora, sperando di non aver generato maggior confusione, penso che dinanzi al crollo della nostra umanità e della Chiesa, molte volte, sorga il pensiero di poter risolvere con le proprie forze la complessità del problema. C'è chi interviene sui social, chi spara sentenze, chi fa battaglie a distanza, chi si sente in grado di rispondere a qualsiasi quesito, problema, dilemma. Possiamo definire tutto questo: "lo stato del tuttologo onnipotente". 

Guardando oltre, a problemi lontani è facile esprimere sentenze sommarie, è facile pensare di porre risoluzione, di trovare la medicina necessaria. Una mente accorta, invece, si rende conto come l'illusione data dal mondo digitalmente globalizzato è quella che ci fa subdolamente credere di essere realmente in contatto con tutto e tutti, che ci fa credere di poter intervenire in ciò che succede in posti diametralmente distanti da noi, in posti dove in realtà e in verità non possiamo giungere a formalizzare nella nostra povera mente tutte le variabili in gioco. Guardando a tutto il bombardamento dei media, che ci presentano il male nella Chiesa in quell'ambito, in quell'altro, ci riteniamo superbamente in grado di dare pseudo-soluzioni o consigli definitivi e risolutori. Tutto questo, cosa ci fa dimenticare, ritornando all'immagine del "cerchio-sfera d'influenza"? Ci fa dimenticare come noi spesso guardiamo lontano, pensando di porre tutti i rimedi necessari per situazioni che non abbiamo sottomano. Certo! Il gioco è molto più facile quando i problemi sono distanti da noi e ci toccano fino ad un certo punto. Il problema sta nel dimenticare la nostra sfera d'influenza, il nostro cerchio limitato attorno a noi. Cosa voglio dire? 

Siamo limitati, non possiamo risolvere tutto. Già affermar questo è un grande atto di umiltà nei confronti del Signore. Inoltre, il guardare sempre lontano ci fa dimenticare come è prima di tutto necessario curare la nostra possibilità d'intervento all'interno del cerchio e non fuori di esso. Quante volte ci dimentichiamo di curare il nostro "mondo-prossimo", per poi pensare di porre rimedio al "mondo-lontano". Il "mondo-lontano" non ci appartiene, è nelle mani de Signore. Solo in un modo il "mondo-lontano" ci appartiene, ovvero quando presentiamo le angosce dell'umanità, della Chiesa al Signore attraverso i mezzi spirituali indicati prima: la preghiera, il digiuno ecc. In quest'ultimo caso, però, si affida in un contesto di speranza e affidamento il problema a Dio, che di certo ha la soluzione necessaria. La prospettiva è diametralmente diversa!

Non voglio esprimere disinteresse o apatia per i problemi lontani da noi. Ma l'interesse verso di essi non può essere di feroce superbia, perché in verità siamo piccoli e nessuno ha la ricetta pronta. Quando si creano delle strutture di peccato così grandi e imponenti, è peccaminoso pensare da soli di poter risollevare la situazione. E quindi, mi si potrà dire? 

Penso, che sia opportuno concentrarci di questi tempi in due cose: 1) Pregare il Signore per se stessi, per il prossimo, per il "mondo-lontano", affinché tutti possano essere toccati dalla sua grazia misericordiosa e redimente. Così si evita il rischio di essere accusati di disinteresse. 2) Sforzarsi di comprendere come la nostra "sfera d'azione" sia limitata e che in essa è necessario, sempre con l'aiuto del Signore, agire affinché diventi un "bel giardino". Molte volte anziché curare il "proprio giardino", si pensa di dover curare il giardino degli altri a migliaia di km di distanza. Quante volte ci capita nel nostro quotidiano di aver mancato di diffondere la luce del vangelo all'interno del "nostro cerchio"? Però, ipocritamente, pensiamo di aver portato giustizia e risoluzione i problemi che stanno lontano da noi! Pensiamo di aver fatto il nostro dovere! Questo è un atteggiamento superbo e demoniaco! 

Riflettiamo quando dinanzi alla TV o al PC sentiamo una notizia. Cosa avviene molte volte nel nostro intimo? Si comincia a formulare "la prescrizione medica" e a ritenerla come la panacea di tutti i mali. Cosa accadrebbe se un medico, a prescindere dalla visita del paziente presso il suo studio, impartirebbe prescrizioni mediche a persone che sono lontanissime? Non penso che il risultato sarebbe piacevole. 

Ecco, ho scritto questo breve pensiero per suscitare la domanda, un serio esame di coscienza, e un atteggiamento maggiormente propositivo nel curare il "mondo-prossimo" attorno a noi. Gesù va comunicato con la nostra vita quotidiana, nella propria casetta, a scuola, nel proprio lavoro, all'interno del cerchio d'influenza della nostra persona. E se i media o le notizie lontane che ci arrivano sono sconfortanti, bisogna affidare tutto al Signore, bisogna che diciamo a noi stessi: "Quella cosa è troppo grande, o mio Signore! Affido tutto a Te! Io mi impegnerò, invece, a far risplendere la tua bontà, la luce del tuo Santo Vangelo a coloro che incontrerò attorno a me (dentro il cerchio)".


Il Seminarista Tridentino