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sabato 22 settembre 2018

Dies ìrae, dìes ìlla... ci crediamo ancora?


Tra il 1190 e il 1265 visse un noto frate francescano, proclamato beato, come avveniva una volta, vox populi. Il suo nome era Tommaso da Celano. Fu uno scrittore e poeta, oltreché un valido esempio di vita evangelica. Un componimento particolarmente costitutivo della Tradizione cattolica, attribuito al nostro scrittore è proprio il Dies irae. Si tratta di una sequenza liturgica particolarmente suggestiva, la quale ha accompagnato per secoli i fedeli cattolici in quel difficile e drammatico momento che è la morte, a cui tutti dobbiamo un giorno prender parte, nella speranza di trovar misericordia presso il Supremo Giudice.

Dies irae, dies illa, Solvet seclum in favilla, Teste David cum Sybilla... Parole dirompenti che fanno vibrare l'animo! Non per nulla questa gloriosa (una volta) sequenza ha suscitato nelle menti e nei cuori di esimi compositori, tra cui è possibile annoverare Mozart e Verdi, una produzione musicale che tocca le sublimi vette della musica. Che bello constatare il contatto che per secoli si è manifestato tra Liturgia e Musica, tra Preghiera sacra e Arte! 

Anche la cultura popolare è stata per molto tempo caratterizzata dalla Liturgia, dai testi della Santa Messa, fosse anche in degenerazioni parodiche, le quali però dimostrano un risvolto profondo della Liturgia Cattolica, quale è quello di saper far vibrare le corde più profonde dell'animo umano. Alla faccia di coloro che oggi si ergono a difensori della lingua nazionale, contro la gloriosa lingua latina: "Prima la gente non capiva niente con tutto quel latinorum... stava a recitare le proprie devozioni mentre il prete faceva cose strane...". Menzogne! Forse vi era più contatto tra popolo e Liturgia quando essa veniva celebrata sacralmente in lingua latina, che oggi nelle forme politicamente corrette, prive di contenuto, in lingua nazionale... 

Tornando alla nostra gloriosa sequenza, essa prende chiaramente spunto da ciò che il profeta Sofonia narra riguardo al Giorno del Signore, al Giorno nel quale tutto verrà portato a ultimo termine:

E' vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Una voce: Amaro è il giorno del Signore! anche un prode lo grida. «Giorno d'ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d'allarme sulle fortezze e sulle torri d'angolo. Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi, perchè han peccato contro il Signore; il loro sangue sarà sparso come polvere e le loro viscere come escrementi. Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli». Nel giorno dell'ira del Signore e al fuoco della sua gelosia tutta la terra sarà consumata, poichè farà improvvisa distruzione di tutti gli abitanti della terra.
(Sof 1, 14-18)
Radunatevi, raccoglietevi, o gente spudorata, prima di essere travolti come pula che scompare in un giorno; prima che piombi su di voi la collera furiosa del Signore. Cercate il Signore voi tutti, umili della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l'umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell'ira del Signore.
(Sof 2, 1-3)

Chi sa se questi brani della Sacra Scrittura non suscitino un tantino di ribrezzo alla mentalità odierna, la quale si è creata una divinità a propria immagine e somiglianza. Verissimo che Nostro Signore è infinitamente misericordioso, ma è sempre un Padre che corregge i propri figli e desidera il rispetto della sua Divina Giustizia. Se facciamo passare l'idea che qualsiasi cosa l'uomo faccia, il Signore sia "costretto" al perdono, mineremmo alla base il dono più grande che abbiamo ricevuto dall'Altissimo, ovvero la nostra Libertà. Dio, proprio perché ci ama infinitamente si è volontariamente vincolato alla nostra scelta di accettarlo o di rifiutarlo. La sua Divina Grazia ci invita costantemente ad accoglierlo, ma non fa mai violenza! Che amore sarebbe se fossimo costretti ad amare Dio, anche quando volontariamente ci allontaniamo da Lui? Non saremmo più liberi! 

Per di più, guai a parlare del Giorno del Giudizio e dei Novissimi, in quanto per i novatori moderni si rischierebbe di "spaventare" le coscienze ormai assopite di molti "cristiani all'acqua di rose". Certo! Una divinità, brodino di misericordia, fa molto più comodo... Inoltre, la contraddizione più grande si avverte quando oggi si parla di una Chiesa che sta attenta ai "segni dei tempi", che guarda al futuro, ma che poi non contempla ciò che sarà il nostro vero capitolo finale: Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso. Si cade così in un'escatologia intra-mondana, tipica di numerose ideologie del Novecento: "La perfetta giustizia umana su questa terra, dove tutti sono uguali e liberi! Un triste mito che ha portato, e che porta, deleterie conseguenze...

Siamo, inoltre, davvero di fronte ad una sorta di neo-marcionismo. Marcione è stato un eretico del II sec. d.C., il quale, in breve sintesi, sosteneva che la divinità dell'Antico Testamento fosse crudele e sanguinaria, mentre la divinità predicata da Gesù Cristo fosse caratterizzata dall'amore e dalla pietà. Non è infrequente notare oggi che, oltre all'epurazione di cui è vittima lo stesso Santo Vangelo quando si parla di giudizio e di morte eterna, lo è anche e soprattutto l'Antico Testamento, ridotto a non so neanche che cosa... In pratica, inconsciamente, pur non delegittimando apertamente l'Antico Testamento, si procede come se si contrapponessero due divinità differenti: il Dio giudice (AT.) e il Dio misericordioso (NT.).

Questi vari atteggiamenti, miseramente e brevemente sintetizzati, sono ciò che ha portato alla sciagurata eliminazione dalla Liturgia funebre moderna della gloriosa e drammatica sequenza del Dies irae. Tralasciato il grave risvolto culturale di una tale decisione, che è comunque grave, è come se non si volesse vivere il momento della morte, del giudizio finale e della perdita di una persona cara per quello che è. Non è una soluzione edulcorare la morte e far finta che è qualcosa che non ci tocca nel profondo. "Nascondere la polvere sotto il tappeto non è la soluzione!" 

Mi si potrà obiettare che noi siamo destinati alla risurrezione e che non tutto non ha termine con la nostra morte.... Verissimo! Ma anche Nostro Signore Gesù Cristo, nella sua vita terrena, ha preso sul serio la dimensione della morte e si è preparato ogni giorno alla battaglia con essa. Con il suo divin e glorioso sacrificio è vero che l'ha distrutta per sempre, tuttavia, l'ha affrontata con serietà e piena consapevolezza. Questo deve essere anche il nostro compito!

Rivolgiamo con le parole del Dies irae la nostra invocazione al Signore affinché ci salvi dalla perdizione eterna e ci conceda di godere di lui nello splendore del Paradiso: 

...

Le mie preghiere non sono degne;
ma tu, buon Dio, con benignità fa'
che io non sia arso dal fuoco eterno.

Assicurami un posto fra le pecorelle,
e tienimi lontano dai caproni,
ponendomi alla tua destra.

Una volta smascherati i malvagi,
condannati alle fiamme feroci,
chiamami tra i benedetti.

Prego supplice e in ginocchio,
il cuore contrito, come ridotto a cenere,
prenditi cura del mio destino.

...


Il Seminarista Tridentino

lunedì 10 settembre 2018

Combattimento per la Fede: Forte giovinezza o "Droga della pars destruens"?



Viviamo in tempi molto complessi dove, a causa dei numerosi mezzi di comunicazione, è possibile conoscere ciò che accade realmente (più o meno) in ogni parte del nostro pianeta. Ora, non è detto che ciò sia necessariamente un male, in quanto conoscere è uno dei più profondi desideri dell'animo umano. Tuttavia, a causa della nostra miseria, siamo più inclini a interessarci copiosamente del male che accade nel mondo, e non ci curiamo quasi per nulla di ciò che di positivo e di buono avviene. Ricordiamoci sempre di non dire: "Come mai i tempi antichi erano migliori del presente?, perché una domanda simile non è ispirata a saggezza". (Qo 7, v. 10). Non vi sono stati tempi migliori di altri, né per le società civili, né per la Santa Chiesa. Da quando i nostri progenitori hanno peccato, i vizi non hanno mai variato di numero o di intensità. 

La tentazione di lamentarsi è forte, in quanto molte volte ci troviamo tutti spaesati dinanzi a tante cose negative di cui veniamo a conoscenza. E voglio anche dire che spesso la lamentela non è neanche frutto di una cattiva disposizione del nostro cuore, quanto piuttosto frutto di quella legittima sofferenza mossa dall'amore verso ciò che è buono e giusto. Da ciò deriva il forte desiderio di implorare con continue parole il Signore affinché, secondo il nostro modo di vedere, Egli si decida una buona volta a darci spiegazione di tutto ciò che di male accade. Tuttavia, sempre nel libro del Qoèlet si afferma: Non essere precipitoso con la bocca e il tuo cuore non si affretti a proferire parole davanti a Dio, perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra; perciò siano poche le tue parole. Infatti dalle molte preoccupazioni vengono i sogni, e dalle molte chiacchiere il discorso dello stolto. (Qo 5, 1-2). Molte volte parlar di meno è la soluzione più opportuna, sia perché il nostro cuore si rende maggiormente disponibile all'ascolto della voce di Dio, sia perché si evita di diffondere in giro ulteriore stoltezza, come se quella già abnormemente presente non sia già sufficiente a crear scandalo e stanchezza.

Per di più, perdendo tempo a discutere freneticamente su ciò che ha commesso Tizio e su ciò che di terribile ha compiuto Caio si finisce per cadere nel vortice "della droga della pars destruens", non meno nefasto e pericoloso, soprattutto perché causa la perdita di ogni forma di speranza, cadendo così in un'apatia priva di significato. "Chi bada al vento non semina mai, e chi osserva le nuvole non miete" (Qo 11, v. 4). Inoltre, si può anche giungere a pensare che tutto dipenda da ciò che noi possiamo fare con le nostre forze. E magari... paradossalmente, senza voler assolutizzare, pensassimo questo impiegando le nostre forze in azioni concrete, e non da dietro lo schermo di un PC. Almeno, potremmo dire di aver perso la battaglia, avendo conservato però un po' più di dignità!

Ciò che ci occorre, ritengo, è smettere di soffermarci nei circoli virtuali dove si parla a vanvera e di cose di cui, materialmente, non si può agire per modificarle in positivo. Se una situazione non la si può direttamente modificare, che senso ha riempirsi il cuore di vane parole? Abbiamo bisogno di riscoprire la nostra piccolezza e affidare i problemi più grandi alla Divina Provvidenza! Non siamo capaci di far tutto, né di comprendere tutto! Siamo solo uomini! L'opera di Dio trascende la nostra comprensione, ma di certo non ci inganna. Avere fiducia in Lui, questo conta! Osserva l'opera di Dio: chi può raddrizzare ciò che egli ha fatto curvo? Nel giorno lieto sta allegro e nel giorno triste rifletti: Dio ha fatto tanto l'uno quanto l'altro, cosicché l'uomo non riesce a scoprire ciò che verrà dopo di lui. (Qo 7, 13-14).

Abbandoniamo "la droga della pars destruens" dal sapore nichilista e disfattista e rivestiamoci di una sana e forte giovinezza. Dio vuole un combattimento per la fede mosso sostanzialmente da un atteggiamento gioioso, che non significa affatto "all'acqua di rose", ma che si incentri sulla fiducia nella Divina Provvidenza. Non abbiamo tempo da perdere nella nostra autocommiserazione. Dolce è la luce e bello è per gli occhi vedere il sole. Anche se l'uomo vive molti anni, se li goda tutti, e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti: tutto ciò che accade è vanità. Godi, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù. Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi. Sappi però che su tutto questo Dio ti convocherà in giudizio. Caccia la malinconia dal tuo cuore, allontana dal tuo corpo il dolore, perché la giovinezza e i capelli neri sono un soffio." (Qo 11, 7-10). Meglio essere convocati a giudizio dal Signore perché, pur avendo magari perso, abbiamo però combattuto con tutte le forze, avendo conservato un atteggiamento grintoso e gioioso, che aver perso mediante una lotta caratterizzata da un atteggiamento di coloro che già appartengono intrinsecamente alla morte.

"Conclusione del discorso, dopo aver ascoltato tutto: temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l'uomo. Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, anche tutto ciò che è occulto, bene o male" (Qo 12, 13-14).

Il Seminarista Tridentino

P.S. Penso che una santa lettura del Libro del Qoèlet ci faccia più che bene! Ogni volta che medito su ciò che vi è scritto trovo una ricchezza sempre più grande!


domenica 9 settembre 2018

Cattolici Tradizionalisti, sacri apostoli del silenzio!


C'è un silenzio che è codardia, paura e sfiducia e c'è un silenzio che è Verità espressa in forma divina. C'è un silenzio che rende colpevoli e c'è un silenzio che rende santi. Fare silenzio in modo santo significa sforzarsi di condurre la realtà terrena e l'intera umanità verso quella beata immutabilità di cui godremo, se saremo ritenuti degni, nella gloria della Gerusalemme celeste: "E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate"(Ap 21, v.4). Che meravigliosa visione! Un silenzio divino, perché realizzato da un Dio che terge le lacrime, da un Dio che afferma che "le cose di prima sono passate!"





Fare silenzio santamente non vuol dire stare vergognosamente muti dinanzi al male, significa piuttosto sconfiggere il male con la forza di Dio, quella forza espressa da Colui che "Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca." (Is 53, v.7). Non aprire la bocca di fronte al male significa indifferenza, assenza di coraggio? A seconda dei casi, mi si potrà dire! Vero! Bisogna considerare caso per caso, tuttavia, vi sono delle circostanze dove il male non può essere vinto dal rumore, ma soltanto dalla Verità espressa dal silenzio glorioso di Dio, silenzio che dobbiamo sempre più incarnare nella nostra vita: "All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura  ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto." (Gv 18, 8-11).

Mi piace molto rileggere il brano dove il santo profeta Elia si reca sul monte Oreb. Dove si trovava Dio? Dove il santo profeta, amareggiato perché gli Israeliti non ascoltano, perché non vogliono ravvedersi,  percepisce la presenza della Maestà divina? Egli [Elia] rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. (1Re 19, 10-13): Il mormorio di un vento leggero... Che bello! La maestà di Dio non fa rumore, ma si rivela attraverso un mormorio, un sussurro, il quale però è così carico di "parola" che nessun grido potrebbe eguagliarlo.

Penso che, dopo questa mia piccola ed umile riflessione sul santo silenzio, molti mi chiederanno ragione del titolo di questo breve scritto: "Cattolici tradizionalisti, sacri apostoli del silenzio". 

Ebbene sì! Sono i cattolici tradizionalisti, senza voler fare esclusivismi, a poter oggi trasmettere meravigliosamente, naturalmente se lo vogliono, il valore del santo e sacro silenzio, proprio loro che hanno scoperto la più grandiosa manifestazione del "sacro silenzio, fascinoso e tremendo, di Dio Altissimo". Perché tutti desideriamo che la Santa Messa venga celebrata con il glorioso rito dei nostri Padri? Facciamoci nel profondo di noi stessi questa domanda... Per far polemica ideologica? Non credo! Io, umilmente, ritengo che la risposta stia nel silenzio dei nostri cuori che battono d'amore e di venerazione nella contemplazione del glorioso e reale evento salvifico che si realizza sul sacro Altare. 

Dopo il "Te ígitur, clementíssime Pater...", per chi ha partecipato alla Santa Messa secondo il Messale di sempre, quale squarcio di paradiso si realizza! Chi può descriverlo a pieno! Uno squarcio, tuttavia, sussurrato, piccolo, debole, ma allo stesso tempo glorioso e comunicante come null'altro in questa "valle di lacrime" nel quale ogni giorno viviamo! Sappiamo trasmettere nella nostra vita quotidiana questo squarcio di paradiso di cui abbiamo la gioia e l'onore di poter godere? Sappiamo trasmettere il valore glorioso del sacro e divino silenzio, nel quale Dio stesso si fa presente? Sappiamo incarnare, trasmettere e vivere lo stesso stato d'animo che aveva Nostro Signore quando si sacrificava per noi? Le risposte a queste domande non sono poi così scontate! 

Gesù è vittima, ma per noi, sostituendosi all'uomo peccatore; ora il detto dell'Apostolo: «abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» esige da tutti i cristiani di riprodurre in sé, per quanto è in potere dell'uomo, lo stesso stato d'animo che aveva il Divin Redentore quando faceva il Sacrificio di sé: l'umile sottomissione dello spirito, cioè, l'adorazione, l'onore, la lode e il ringraziamento alla somma Maestà di Dio; richiede, inoltre, di riprodurre in se stessi le condizioni della vittima: l'abnegazione di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo esercizio della penitenza, il dolore e l'espiazione dei propri peccati. Esige, in una parola, la nostra mistica morte in Croce con Cristo, in modo da poter dire con San Paolo: «sono confitto con Cristo in Croce». (Mediator Dei - Sua Santità Papa Pio XII).


Carissimi fratelli nel Signore, mi sento di dir poche cose se ne sono in grado... Apriamo le porte dei nostri cuori e incarniamo il sacro silenzio espresso così perfettamente da quel Dio morto silenziosamente sul legno della Croce, a cui tutti ci gloriamo di appartenere, affinché il movimento tradizionale si diffonda e cresca. Non lasciamoci tentare dal demonio, il quale, per demoralizzarci e distruggerci, poiché rabbiosamente ci teme, ci fa vivere in un costante, tormentoso e perenne rumore, fatto di giudizi gratuiti e mormorazioni. Il sacro silenzio di Dio salverà il mondo!

Il Seminarista Tridentino

sabato 8 settembre 2018

Vorrei una Chiesa...

Sarà nostalgia, sarà poesia, cosa sarà?




Vorrei una Chiesa... 
Vorrei una Chiesa dove si prega...
Vorrei una Chiesa dove si ama...
Vorrei una Chiesa dove si sa vivere...
Vorrei una Chiesa dove si sa morire...
Vorrei una Chiesa dove si sa gioire...
Vorrei una Chiesa dove si sa soffrire...
Vorrei una Chiesa dove si sa stare in silenzio...
Vorrei una Chiesa dove si sa quando parlare...
Vorrei una Chiesa come uno specchio limpido...
Vorrei una Chiesa come un mosaico pieno di colori...
Vorrei una Chiesa come un meraviglioso giardino...
Vorrei una Chiesa come un'alta montagna...
Vorrei una Chiesa come un'aquila che vola...
Vorrei una Chiesa come i raggi del sole...
Vorrei una Chiesa come una lampada accesa...
Vorrei una Chiesa come un'oasi nel deserto...
Vorrei una Chiesa come la Terra promessa...
Vorrei una Chiesa come un popolo santo...
Vorrei una Chiesa come un popolo benedetto...
Vorrei una Chiesa come un popolo immacolato...
Vorrei una Chiesa come un canto nella notte...
Vorrei una Chiesa come l'armonia delle stelle...
Vorrei una Chiesa come un vento gagliardo...
Vorrei una Chiesa come il sussurro della brezza...
Vorrei una Chiesa fatta di uomini in ginocchio...
Vorrei una Chiesa fatta di uomini in piedi...
Vorrei una Chiesa fatta di uomini che guardino in alto....
Vorrei una Chiesa fatta di uomini che guardino in basso...
Vorrei una Chiesa fatta di uomini che guardino i sofferenti...
Vorrei una Chiesa fatta di uomini che abbiano fede...
Vorrei una Chiesa fatta di uomini che abbiano speranza...
Vorrei una Chiesa fatta di uomini che abbiano carità...
Vorrei una Chiesa penitente davanti alla croce...
Vorrei una Chiesa sacrificante davanti al mondo...
Vorrei una Chiesa sanguinante di amore...
Vorrei una Chiesa inebriata dallo Spirito...
Vorrei una Chiesa mistica e sacra...
Vorrei una Chiesa che ha uno sguardo per tutti...
Vorrei una Chiesa che libera dalle catene...
Vorrei una Chiesa che dona un sorriso...
Vorrei una Chiesa che non chiude la porta...
Vorrei una Chiesa che si offre vittima...
Vorrei una Chiesa che contempla il mistero...
Vorrei una Chiesa che vive del cielo...
Vorrei una Chiesa vittoriosa sulla morte...
Vorrei una Chiesa nemica del demonio...
Vorrei una Chiesa risplendente della gloria dei Santi...
Vorrei una Chiesa unita al coro degli angeli...
Vorrei una Chiesa ai piedi della Santa Vergine...
Vorrei una Chiesa unita al Santo del Santi...
Vorrei una Chiesa eternamente unita al suo Sposo...
Vorrei una Chiesa fatta da uomini di Dio...
Vorrei una Chiesa  fatta da figli di Dio...
Vorrei una Chiesa di dei inginocchiati dinanzi al Trono...
Vorrei una Chiesa o Signore... 

Quanto è grande la mia superbia o Signore perché oso chiederti tutto questo, ben sapendo che tu ogni giorno dai sacri altari effondi  dolorosamente il tuo divin sangue perché desideri una Chiesa così, sangue che noi, tuttavia, profaniamo in modo sacrilego a causa del nostro peccato! Miserere... 


Il Seminarista Tridentino

venerdì 7 settembre 2018

La "soda caustica radioattiva" dentro il cuore dei cattolici tradizionalisti!

Domanda


Come può un cattolico in ricerca avvicinarsi al movimento tradizionale (cosa lodevolissima) se quando ci si accosta sembra di toccare della "soda caustica radioattiva"?



Sembra strano a dirsi, ma non c'è sostanza più corrosiva e radioattiva del tradizionalista arrabbiato. Basta avvicinarsi un tantino più del dovuto e neanche con le tute spaziali, le quali proteggono il corpo dell'astronauta da moltissimi e terribili pericoli in termini di salute, è possibile restare in vita. Un po' di sana autocritica penso faccia sempre bene, non trovate? Non si tratta di screditare se stessi, quanto piuttosto saper individuare le proprie piaghe per poi chiedere al Signore di essere guariti. 

"Riconosco la mia colpa,il mio peccato mi sta sempre dinanzi... Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve." (Sal. 50).

Ho avuto modo di leggere degli articoli ultimamente e desideravo dire qualcosa in merito. Personalmente penso che una sana e profonda immersione nella Sacra Tradizione Cattolica sia una delle più grandi grazie che possiamo riceve da parte del Signore. Non so neanche come ringraziare il Signore per avermi aperto gli occhi su molte cose e su molte situazioni. Aver scoperto la bellezza della Tradizione Cattolica, della Santa Messa di sempre, grandi tesori cattolici nascosti maliziosamente da un'oscura coltre demoniaca, è stato un dono del quale non smetterò mai di rendere onore e gloria al Signore, per quanto possibile alla mia condizione miserevole di peccatore. 

Detto questo, mi piacerebbe molto che questo dono ricevuto da me e allo stesso tempo elargito da Nostro Signore a molti altri suoi diletti figli, venisse concesso a tutti coloro che desiderano trovare una sorgente di Verità perenne e ricca di benedizioni. Molte volte, e questo è fondamentale dirlo, vi sono cattolici molto buoni e pii, i quali non conoscendo la bellezza della Sacra Tradizione, perché privati ingiustamente da coloro che hanno compiuto uno dei più grandi crimini della storia, hanno bisogno di chi gli apra gli occhi, hanno bisogno di chi, senza giudicarli perché non sanno bene il Catechismo e non sanno bene cosa bisogna fare per essere dei buoni cattolici, si renda loro vicino e amorevolmente li conduca verso la santa meta.

Il Signore, di certo, fa il primo passo, ma Egli per magnificare la sua gloria si serve di noi poveri peccatori. Tornando così alla domanda di prima, mi viene da pensare come noi, che ci vantiamo di appartenere al cosiddetto "movimento tradizionale", rischiamo di divenire molto peggio e meritevoli dell'ira divina, molto al di là di quanto meriterebbero i modernisti. 

“A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Lc 12, v. 48).

Non c'è nulla di più orribile che privare con il proprio comportamento chi brama di scoprire la Verità e la maestosità della Tradizione Cattolica, soprattutto se a farlo sono coloro che hanno avuto dal Signore il dono di vedere!


"Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane». (Gv 9, 40-41)."

Come possiamo pensare di avvicinare le persona al movimento tradizionale, ad una vita di più intima comunione con il Signore, se sia tra noi sia con il nostro fratello nella fede, fosse pure modernista o progressista, ci comportiamo come "servi del demonio"? Ci comportiamo come spietati castigatori e persone che sputano sentenze, che neanche al giudizio particolare al diavolo, desideroso di spedire tutti con un biglietto di sola andata per le fiamme dell'inferno, verrebbe di pronunciare!

"Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio." (Mt 5, v. 9).

La Verità non ha bisogno di cristiani che sbraitano! La Verità si impone da se stessa! E ricordiamoci che se il Signore non si fosse liberamente incarnato per morire dolorosamente in croce, in un sacrificio di perfetto amore, tutti noi meriteremmo ancora la condanna di Adamo. Abbiamo tutti ricevuto un dono! Ciò non significa che non bisogna dire dove sta la Verità, ciò non significa che non bisogna correggere quando occorre, ma tutto deve essere fatto con carità! La nostra giustizia deve superare quella dei farisei! 

"Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli." (Mt 5, v. 20).


Chiediamoci: Quando parlo, scrivo, pubblico post su Facebook, mi sto comportando da cristiano, cattolico e sia pure tradizionalista, oppure da servo del diavolo, che non vede l'ora di dividere, di far sì che fra noi avvengano scandali e calunnie, così che i semplici ne vengano scandalizzati? Facciamo fuggire i cristiani dal movimento tradizionale, anziché avvicinarli! E di questo il Signore ne terrà conto! Pagheremo, e mi ci metto pure io, un salatissimo conto! 


Ricordiamoci: l'unica arma è la preghiera e il digiuno! Che il Signore abbia pietà delle nostre povere anime, prive di lucidità e desiderose di gettare nel fango i doni che abbiamo ricevuto!

Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua; l'ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo».

E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.

Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?». Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno». (Mt 17, 14-21).

Il Seminarista Tridentino 

martedì 8 maggio 2018

La buona stampa!



Per combattere la buona battaglia della Fede è necessario non procedere mediante slogan o frasi fatte, in quanto questo non produce alcun effetto concreto, ma è necessario informarsi su tutte quelle che sono le problematiche del giorno d'oggi e della Chiesa di questo momento, così da poter rispondere in modo appropriato a tutti coloro che minano alle basi la nostra Fede. Pertanto, volevo indicare alcune buone case editrici dove poter trovare materiale interessante per una buona formazione cattolica e romana:



Fede & Cultura







































Qui sotto, altre case editrici da servirsi "cum grano salis", dove è possibile trovare sia materiale introvabile per chi desidera approfondire la propria Fede Cattolica, sia libri che propongono una visione decisamente non opportuna per un cattolico fedele al Papa. Personalmente, quindi, consiglio alcuni libri, ma ne sconsiglio vivamente altri! Ad un uso attento!



















Buona lettura!

Il Seminarista Tridentino

Eucaristia, gloria della Chiesa e salvezza del mondo!

               
Risultati immagini per messa tridentina

La Chiesa trova il suo saldo fondamento, elemento di unità, nel Sacramento dell'Eucaristia. Così afferma sapientemente Sua Santità Papa Pio XII nell'Enciclica "Mystici Corporis":

"Il Sacramento dell’Eucaristia, vivida e stupenda immagine dell’unità della Chiesa in quanto il pane da consacrarsi deriva da molti grani che formano una cosa unica (cfr. Didaché, 9, 4), ci dà lo stesso autore della grazia santificante, affinché da lui attingiamo quello Spirito di carità con cui viviamo non già la nostra vita ma la vita di Cristo, e in tutti le membra del suo Corpo sociale amiamo lo stesso Redentore."

Pertanto, la Chiesa deve intravedere nell'Eucaristia il suo più grande tesoro, ciò per cui vale la pena esistere su questa terra, ciò per cui vale la pena sacrificare la propria vita nel martirio. Non vi è Chiesa senza Eucaristia. Cristo è realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'Altare. Cristo si dona sull'Altare della Croce per la nostra salvezza, per redimerci dalla morte, per salvarci dalle grinfie del demonio. 

Oggi, il crollo della devozione eucaristica diventa la più grave piaga, il più grande scandalo dinanzi alla sommità della creazione. L'Autore della Vita viene disprezzato, non viene consolato da alcuno, non viene abbracciato e riverito dal nostro amore. Sacrilegio, sacrilegio, sacrilegio! La Chiesa non può resistere senza l'Eucaristia. Se si perde di vista questo, inevitabilmente l'adeguazione alle logiche del mondo diventerà la sola strada percorribile, strada che condurrà prima o poi alla perdizione eterna.


Oggi l'occupazione principale diviene l'umana società, l'economia, la politica, la sociologia, ma la Chiesa, benché si debba occupare anche di questo, non è stata istituita per gestire il mondo attraverso logiche umane, per adeguarsi trasformandosi in un ente sovranazionale, quanto piuttosto per manifestare al mondo la gloria di un Dio che si è fatto uomo e che si è sacrificato su un legno infame, deriso da tutti.

Basta con gli abusi liturgici durante il Santo Sacrificio della Messa, basta con la proibizione della Comunione in ginocchio, basta con le Adorazioni Eucaristiche intrise di balletti, canzonette ecc. Basta con le Comunioni sacrileghe. Che dolore vedere chi si accosta in peccato mortale al Cristo redentore. Quanto deve soffrire Nostro Signore per tutto questo! La sua crocifissione durerà sino alla fine del mondo! Che dolore! Che sofferenza, mio povero Gesù!

Molti potranno tacciare questo di sentimentalismo, di chiusura al mondo, di rigidità, ma meglio combattere per la preservazione dell'onore e della dignità della Santissima Eucaristia, che vivere adeguati al mondo, adeguati al principe di questo mondo, che è il demonio ingannatore. 

Non ho scritto questo post, unicamente per condannare, quanto piuttosto per richiamare me e tutti coloro che leggeranno queste parole a sacrificarsi ogni giorno per riparare a tutto il male di cui è soggetto Cristo presente realmente nel Sacramento dell'Amore. 

Viva Gesù Sacramentato! 
Gloria al Santissimo Sacramento dell'Altare!
Meglio morire che disprezzare Cristo!

Il Seminarista Tridentino